SLOWLIFE FRA ERBE E FIORI

Km0

Al via…la stagione delle zanzare


Gli insetti hanno colonizzato tutti gli ambienti della terra, stabilendo con gli altri organismi viventi rapporti di tipo diverso, che variano dalla simbiosi, nella quale entrambi gli individui di specie diversa si rendono vice4ndevolmente utili, a rapporti di antagonismo o sfruttamento di una specie da parte di un’altra. Avendo invaso la terra gli insetti hanno ovviamente interferito con l’altra specie ubiquitaria, l’uomo.
Alcuni si sono rivelati utili, come l’ape o il baco da seta, altri problematici dal punto di vista della salute, come la zanzara od in agricoltura, distruggendo i raccolti. L’uomo ha dunque cercato di eliminarli dapprima utilizzando sostanze di origine vegetale, come il piretro, che alcune piante producono a difesa dai parassiti, poi sviluppando insetticidi sempre più potenti, come i cloroderivati, come il DDT, gli organofosfati, come il parathion, ed i carbammati, come il carbaryl.

Altre volte la specie che si voleva eliminare diveniva resistente, stroncando i tentativi di lotta.

Lotta integrata e lotta biologica, concetti moderni

Oggi ci si indirizza verso una “lotta integrata” un metodo che si prefigge di utilizzare sostanze chimiche soltanto nella quantità necessaria a mantenere il numero di insetti dannosi sotto una certa soglia di tollerabilità, ma senza distruggerli completamente, in modo da non alterare eccessivamente gli equilibri naturali. Un traguardo ancor più ambizioso è quello della “lotta biologica” che prevede, per la difesa dell’uomo e delle colture dagli insetti dannosi, l’impiego unicamente di altri organismi o loro prodotti, in grado di limitare al massimo la diffusione delle “pesti”. Ciò è possibile anche per la zanzara. Prima però di spiegarne i meccanismi vediamo come vive ed a cosa serve la zanzara e che pericoli comporta realmente la sua puntura.

Anzitutto va detto che esistono numerosissime specie di zanzara, molte delle quali non pungono affatto, come la tipula. Questa, lunga fino a 3 centimetri ma in tutto simile ad una zanzara, suscita a vote il terrore dei bambini, che immaginano punture gigantesche. È invece vegetariana, ma per il suo aspetto di “zanzara gigante” viene spesso ed a torto uccisa.

Va sottolineato inoltre che soltanto le femmine di alcuni particolari tipi di zanzara pungono. I maschi mai, essendo il loro apparato boccale adatto solo ad un nutrimento a base di liquidi zuccherini, tratto dalle piante. Le femmine pungono per procurarsi, con il sangue, le sostanze necessarie alla riproduzione. Pungono soltanto mammiferi, uomo e altri animali, e sono attratte da particolari odori corporei, che vengono causati dalla dieta – questo spiega perché alcune persone vengono punte più spesso di altre – dal sudore e dall’anidride carbonica emessa dalla respirazione. Attive di notte, di giorno si riposano in genere sulla faccia posteriore delle foglie. Dovesse passare un uomo od un mammifero, ne “sentirebbero” l’odore e questo spiega perché nei boschi e nei giardini si viene punti anche di giorno.

Va aggiunto che la zanzara costituisce in natura uno degli alimenti utili agli anfibi, in particolare al tritone, animale in via di estinzione che consuma circa 600 zanzare al giorno e che quindi diviene importante per l’uomo, ma ancora troppo spesso ignorato. Purtroppo, proprio perché sempre meno numeroso può contribuire a distruggerne sempre di meno. Per esso sono necessari interventi di ricostruzione degli habitat, per salvarlo dall’estinzione, anche a nostro vantaggio.

Vediamo ora chi fra le zanzare può pungere l’uomo.

Culex

Lo sgradito ospite delle nostre notti estive è attivo soprattutto in luoghi caldo umidi, dove si trovino acque ferme o poco mobili. La sottospecie domestica del culex (Culex Pipiens domestica) ha seguito l’uomo nella sua evoluzione, imparando a convivere con esso. Ha imparato così a riprodursi anche in luoghi inquinati e, soprattutto, a sfruttare le situazioni più disparate nelle aree urbanizzate, tanto che le sue larve possono completare il loro sviluppo entro raccolte di acqua minime, come ad esempio una lattina di birra abbandonata a lato della strada, in cui si sia raccolta acqua piovana.

Ciò ha consentito una vasta diffusione di questa specie ed un suo sempre minor controllo da parte dell’uomo, tanto più che il Culex effettua parecchie deposizioni di uova nel corso della primavera – estate, utilizzando ogni raccolta d’acqua che riesce a trovare.

Il Culex depone le uova direttamente nell’acqua, riunite insieme in una sorta di zattera galleggiante. La quantità di uova , da poche decine ad alcune centinaia, dipende tra l’altro dal fatto che la femmina abbia o meno potuto consumare il proprio pasto di sangue prima della deposizione. Con la puntura la femmina inietta nella ferita la propria saliva, che contiene un anticoagulante, affinché il sangue della vittima continui ad affluire e non formi, rallentando un blocco nella proboscide succhiatrice della zanzara.

Uccidendo una zanzara mentre sta succhiando la punta del suo apparato pungente resterà nella ferita, che sarà così più fastidiosa che nel caso la zanzara possa finir di succhiare in pace. Ma come resistere???

Le zanzare del genere Culex hanno abitudini crepuscolari o notturne. Di giorno stanno rintanate in un angolo della casa e così trascorrono anche l’inverno, al riparo ed in stato di quiescenza, conservando le uova fecondate fino all’inizio della buona stagione quando, alla prima occasione favorevole, provvederanno a deporle.

Aedes

Costituiscono un gruppo molto diffuso negli ambienti naturali, tanto che la loro presenza ha assunto il significato di buona qualità per gli stessi. Le Aedes si riproducono una sola volta l’anno, deponendo le uova su terreno asciutto o umido durante la stagione in cui le acque si ritirano e le rive si asciugano. La uova depositate sul terreno possono conservarsi senza svilupparsi anche per 4-5 anni. Si sviluppano immediatamente però quando il terreno viene allagato e tanto più velocemente quanto più calda è la stagione. Le larve hanno la forma simile ad un piccolo chiodo di garofano e la loro caratteristica è quella di respirare aria. Si mantengono per conseguenza in superficie e per far ciò necessitano di acqua tranquille, dove l’incresparsi delle onde non possa pregiudicarne la posizione. Sono spesso le uniche abitanti di acque stagnanti, a volte di pozzanghere, ormai degenerate e prive di ossigeno. Proprio grazie alla loro forma ed al fatto di mantenersi in superficie si possono identificare facilmente, prendendo l’acqua dalle pozze con le mani a coppa. Si vedranno le piccole larve scure dalla forma caratteristica agitarsi e spostarsi verso il basso in un tentativo di fuga tipico che mettono in atto ogniqualvolta si sentano minacciate.

Dopo un periodo di tempo variabile a seconda della temperatura dell’acqua la larva si trasfo0rma in pupa, anch’essa in grado di compiere movimenti , dalla quale sguscerà poi la zanzara adulta. La femmina di quest’ultima dopo l’accoppiamento si manterrà al sicuro, posata sulla pagina inferiore delle foglie di ortica o di altre piante, in attesa che una vittima adeguata, di solito un mammifero, a volte un uccello, passi nelle sue vicinanze.

Eventuali migrazioni di stormi di zanzare dalla zona di nascita ad altre zone più o meno distanti possono avvenire se facilitate da condizioni di vento adeguate. Solitamente comunque gli spostamenti sono limitati.

Questa specie in stagioni particolari può dar luogo a grosse infestazioni con conseguenze assai spiacevoli per gli esseri umani coinvolti.

Anofele

Questa zanzara è diffusa in Asia, Europa ed Africa. Come il Culex vive in luoghi con abbondanza di acque stagnanti e temperature superiori ai 25 gradi centigradi ed ha abitudini analoghe alla nostra zanzara domestica. Deve la sua notorietà al fatto di poter trasmettere il plasmodio della malaria, un protozoo che per compiere il proprio ciclo vitale deve essere ospitato nel corpo della zanzara e quindi passare all’uomo. Il plasmodio che infetta la zanzara quando essa punge un ammalato di malaria, si moltiplica nel suo intestino, passa poi nelle ghiandole salivari e viene quindi trasmesso ad un altro uomo con la puntura.

L’infezione si propaga grazia al grande numero di generazioni che un’anofele può avere in una stagione ed ammesso che esistano nella regione persone ammalate che, una volta punte, infetteranno la zanzara, facendola divenire “portatrice”.

Attualmente la specie è ancora presente da noi ma ha – per ora – perduto la possibilità di trasmettere al malattia, che potrebbe però riprendere con l’arrivo di turisti o altre persone ammalate dai paesi caldi.

Pappataci

Zanzare piccolissime, non più lunghe di 3 millimetri, tozze e pelose, con ali piccole e ovali – simili a piccolissime mosche grigie o nere- , assolutamente silenziose nel volo prive cioè del tipico “ronzio” che siamo abituati ad attribuire ad una zanzara, diffuse nel bacino del Mediterraneo a partire dall’Italia centro meridionale sino a pochi anni or sono, oggi in crescita anche alle nostre latitudini. È facile ormai trovarle in riposo presso l’acqua, ad esempio accanto allo scarico di un lavandino od una doccia. Di giorno infatti debbono “ritirarsi” perché la luce diretta del sole le uccide.

Il pappatacio (pappa e taci, perché punge e mangia senza rumore) ama il caldo umido, deposita le sue uova in acque correnti o nel terreno saturo di umidità e le sue punture provocano un prurito ed una irritazione spesso insopportabili. Queste punture, oltre che molto più fastidiose di quelle delle nostre zanzare,, possono essere assai pericolose, in quanto sono in grado di trasmettere agenti patogeni di gravi malattie, come la “febbre dei tre giorni” e la leishmaniosi, che provoca la formazione di piaghe di difficile guarigione, nonché, nelle zone tropicali, quelli di malattie ancora più gravi come il “kala azar” o febbre nera.

La difesa

Utilizzando metodi casalinghi le zanzare venivano e vengono combattute con reti alle finestre e vasi di gerani o altre piante, di cui non sopportano l’odore.

Si possono utilizzare spray , fazzolettini e cerotti imbevuti di repellenti, o dispersori di repellenti da infilare nelle prese di corrente per proteggere l’ambiente. Sarebbe comunque opportuno farne il minor uso possibile perché, trattandosi di sostanze chimiche, non sono del tutto innocue per l’uomo. Lo stesso vale per le spiralette, molto utilizzate in Italia, i cosiddetti “vulcani”. Esistono poi gli emettitori di ultrasuoni, anche essi da inserire nelle prese di corrente o funzionanti a batteria. Tutti proteggono zone molto limitate, ma si dimostrano abbastanza efficaci nei luoghi in cui le zanzare divengono una vera “piaga”.

La lotta biologica

A livello di prevenzione le zanzare si combattono con la lotta biologica, che prevede l’impiego di un pesce, la “gambusia affinis” importato dall’America, che si nutre di larve di zanzara, ma che può essere impiegato ovviamente soltanto nei luoghi in cui la sua sopravvivenza è possibile, ossia in acque contenenti ossigeno.

L’altro metodo, più usato perché utilizzabile in tutte le acque, impiega un batterio, il “bacillus turigiensis”, noto anche in agricoltura biologica.

Per la lotta alle zanzare il batterio viene completamente inattivato, inm odo da non recare danno ad altre specie di insetti e la polvere costituita dai batteri trattati viene resa più “corposa” mescolandola a farina ottenuta macinando quel che resta delle pannocchie di mais una volta estratti i chicchi.

Il prodotto viene poi trasformato in granuli delle dimensioni approssimative di chicchi di riso, ognuno dei quali contiene bacilli sufficienti per distruggere larve di zanzara su un’ampia superficie, e viene poi distribuito a mano o con l’uso di un elicottero  sulle zone occupate da acque stagnanti, sulle risaie appena allagate e sulle superfici allagate in zone naturali dopo un’inondazione estiva. Questo perché la larva della zanzara Aedes, che si sviluppa nel momento in cui l’acqua raggiunge le uova, dispone di un apparato boccale filtrante. Vive cioè a ridosso della superficie dell’acqua, filtrandola e trattenendo le particelle alimentari. Grazie a questo suo modo di nutrirsi aspira anche i bacilli liberati dai granuli che si sciolgono nell’acqua e che galleggiano in superficie. Penetrando nell’intestino della larva di zanzara il bacillo lo distrugge e la larva muore nel giro di 1-3 ore.

Immagine tratta da www.liberissimo.net

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