SLOWLIFE FRA ERBE E FIORI

Km0

La biodiversità ed i “frutti antichi”

La biodiversità è un patrimonio inestimabile che si sta progressivamente perdendo in tutto il mondo. Per sempre. Con la perdita di biodiversità si perdono per sempre anche sapori originali o piatti tipici particolari, principi attivi per la cura di malattie e varietà di piante più rustiche e meno attaccabili dai parassiti, animali splendidi per carattere ed istinto, saperi di una cultura contadina millenaria che ha abitato le campagne italiane.

Si calcola che dalla fine dell’800 sia scomparso il 75% delle piante coltivate sulla terra, un fenomeno di erosione genetica che ha ripercussioni anche sulle qualità sensoriali e nutrizionali dei prodotti. Le varietà locali che stanno scomparendo – ad esempio in Lombardia le mele “pom costa, pom rusini, pom duls, pom sanguini” o le pere “marendù” – accanto a varietà non più commercializzate di frutta come sorbe, azzeruole, mele da rosa, pere volpine, corniole, prugnoli, giuggiole, nespole germaniche, cotogne, olivello spinoso – si inserivano nel territorio con adattamenti lenti e costanti che hanno rafforzato le loro difese al variare del clima ed agli attacchi dei parassiti. Queste varietà appartengono alla storia del nostro territorio e debbono quindi venir recuperate.

Curiosamente, una gran parte del danno, cioè la scomparsa di molte varietà o specie, va iscritto all’Unione Europea. Essa infatti ha preteso il “registro ENSE” nel quale tutte le aziende agricole sono obbligate a registrare le cultivar in loro possesso. Ma l’iscrizione costa, così pare che molte aziende abbiano preferito rinunciare alle proprie varietà per coltivare quelle già registrate, evitando il pagamento.

Ora i diversi Stati hanno creato le “Banche dei semi” dove vengono conservati i semi di ogni varietà. Ma la lunga conservazione in frigorifero fa perdere germinabilità ai semi. Le varietà si perdono quindi comunque.

Sono nati così le associazioni “Seed saver” costituite da contadini volontari che si occupano di seminare queste varietà e ridistribuirle a chi vuole seminarle. Nascono così in Svizzera “ProSpecieRara”, in Austria “Arche Noah” e in Gran Bretagna “HDRA”. In Italia ricordo l’associazione emiliana “Civiltà contadina”.

I “frutti del passato” sono molto importanti. Essi infatti potranno contribuire a integrare le risorse alimentari mondiali, in particolare in casi in cui le variazioni climatiche o altri cambiamenti radicali distruggeranno le specie oggi utilizzate, che sono in numero sempre minore. Sono infatti solitamente più robuste e più resistenti ai parassiti, oltre che più adatte ai climi locali di varietà importate. Molte di esse hanno purtroppo un rendimento inferiore alle varietà in uso, o soffrono e si sciupano se trasportate, in altri casi sono meno serbevoli, delicate, ma hanno un gusto insuperabile. Vanno quindi reintrodotte e gestite come specie da giardino, da orto familiare, varietà insomma da Km 0.

Questa situazione, vissuta come negativa nei decenni passati, va vista invece come un asset assolutamente positivo. La “varietà locale” introvabile altrove rappresenta un “plus” turistico e culturale di grande valore. Il turista cerca da noi quanto non trova a casa propria. L’enogastronomia è fra le richieste maggiori. In un territorio come quello dei nostri laghi, meta privilegiata di un turismo enogastronomico e culturale, un progetto di recupero di antiche specie alimentari e la proposta da parte di negozi e ristoranti di un “assaggio” di cibi inesistenti altrove non potrà che aumentare l’interesse per la regione in oggetto.

Occorre quindi, concretamente, legare il nome delle diverse varietà alla loro regione di origine, renderle con ciò interessanti agli occhi della gente comune, dei ristoratori e degli operatori turistici.

Considerate che perdendo specie orticole, frutta, specie animali, si perde buona parte della propria identità culturale. Si perdono infatti le abitudini, i saperi, le ricette, che accompagnavano queste colture o allevamenti. Y�!�%�S��O

In copertina: Pera volpina, tipica dell’Emilia

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